Estate, tempo di vacanze e di viaggi…
E tempo anche di emozioni nuove e rilucenti!
Quindi un’occasione per riscoprirsi vivi, nella tensione di un nuovo atteso che funge da obiettivo, di un prossimo passo per riscoprire la propria intima vitalità.
Il viaggio si ripropone così, in questo clima di vacanze e di attesa, anche come tema letterario che i grandi scrittori hanno sempre affrontato; in fondo uno dei due grandi poemi omerici, l’Odissea, che cos’è se non la poetica narrazione di emozioni sovrapposte di uomini e dei, dietro ad Ulisse, nei suoi dieci lunghi anni in mare per tornare nella sua patria, Itaca?
E proprio a questo viaggio si è ispirato il più famoso poeta greco moderno, Costantino Kavafis (1863-1933), in una sua celebre poesia, “Itaca”, che descrive il viaggio come metafora della vita per eccellenza.
Qui soprattutto ci interessa notare come un uomo dalla biografia particolare, come ha questo poeta, possa comporre versi che sono un inno alle profonde emozioni che le esperienze e gli incontri di un viaggio possono generare.
Chi era Costantino Kavakis?
Greco di origine ma più o meno sempre residente ad Alessandria d’Egitto, non potè vivere la sua vocazione letteraria né la propria tendenza affettiva omosessuale, impossibile da mostrare alla luce del sole per la mentalità del suo tempo.
Amante della cultura greca, romana e bizantina si dovette occupare per vivere, invece, di affari di import-export per l’azienda di famiglia, rintanandosi ben presto a vivere da solo in un piccolo appartamento disadorno, pare addirittura con le persiane costantemente abbassate.
Solo verso i quarant’anni iniziò a scrivere splendidi componimenti poetici che però videro il successo solo dopo la sua morte.
Si dice che solo tre volte abbia compiuto un vero viaggio, immerso tra i colori del mare e del sole dei paesini e delle isole greche. Ora, qui è l’autore di questo bagno di sole e di mare, di azzurro accecante, anche se questo colore non compare mai come termine nei versi.
Lettura del Counselling Gestaltico
Versi che ci aprono, a mio avviso, anche al mistero di quello che, secondo la psicoterapia della Gestalt; avviene al confine di contatto quando l’Organismo (individuo) e l’Ambiente si incontrano, ammettendo in questo senso che l’Ambiente sia anche l’altro con cui si entra in relazione.
Ora Kavafis si rivolge a un tu ipotetico, che siamo tutti noi, che intraprendiamo la lunga strada di un viaggio nutrito soprattutto di “esperienze”, incontri spesso anche con le proprie paure e con veri o presunti nemici (Lestrigoni, Ciclopi, Nettuno…) , ma sempre con un pensiero e un sentimento a guida di spirito e corpo, che sa affrontare queste paure, impedendo che ostacolino il viaggio.
C’è una sorta di concentrazione quando “il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida”, di possibilità di essere consapevoli di quello che avviene fuori e dentro di sé, grazie ad un ascolto corporeo, che si arricchisce di esperienza in esperienza.
E così il poeta si esprime in una serie di descrizioni sensoriali che risvegliano le emozioni e le scoperte del viaggio, che ha orari prediletti ( i mattini d’estate), luoghi adorati ( i porti in cui si mette piede per la prima volta come terraferma) , posti esotici come gli empori fenici ricchi di merci sconosciute, preziose e stimolanti i sensi.
Risaltano lo splendore delle madreperle, i profumi inebrianti, e il sapere dei “dotti”, quei saggi nei mercati egizi, che con la loro narrazione sapiente sono cibo per l’animo e per la mente. Tatto stimolato dalle sete, profumo che avvolge e racconti che fanno sognare di avventure lontane…
Eppure Itaca rimane là, sullo sfondo di un viaggio che prevedeva ne fosse la meta, costante pensiero che non deve nel frattempo impedire di godere del viaggio. Senza la smania di arrivare a destinazione: perché ogni esperienza, vissuta nella profondità del qui-e-ora è già figura che emerge, senso e significato del viaggio.
Itaca come senso del viaggio
Fino al paradosso ricco di vita, per cui il senso è il viaggio stesso, quella tensione che non necessariamente avrà il premio della meta, legata a mille possibili imprevedibili inconvenienti.
Alla fine da vecchi, nella metafora della vita stessa, Itaca potrà essere anche povera, cioè meno bella di come l’abbiamo pensata… È stata però capace di regalare “il bel viaggio” che ci ha messo sulla via.
Che ogni nostro viaggio, di qualsiasi tipo esso sia, possa essere questo, a prescindere dal raggiungimento o meno della destinazione fissata.
Che possiamo goderci ogni istante, in un “now-for-next”, quel passo di adesso che ci proietta verso il futuro, dove se raggiungeremo la nostra Itaca ci sentiremo già ricchi delle esperienze pienamente assimilate.
E chissà che allora, idealmente, assieme ad Ulisse come compagno, non possiamo aiutare anche il poeta Kavafis ad aprire le sue persiane chiuse per lasciare entrare la luce del Mediterraneo scintillante.
ITACA ( di Costantino Kavafis)
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell’irato Poseidone incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio;
senza di lei, mai ti saresti messo sulla via.
Nulla di più ha da darti.
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
