Maestro di abbracci nel cuore di Wimbledon!

16 Luglio 2025by Chiara Gatti

È diventato virale in questi giorni l’abbraccio di Jannik Sinner a entrambi i suoi genitori…
Appena ottenuta la storica vittoria a Wimbledon, lo abbiamo visto quasi tuffarsi sugli spalti in cerca dei suoi genitori e delle sue persone più intime.

In moltissimi, non solo sui social, si sono scatenati a fare resoconti su tutto il passato e il presente-futuro della famiglia Sinner, sui loro sacrifici per il figlio, sulla loro asciuttezza e forse sul loro essere poco “personaggi da copertina”, sul valore di essere genitori a quel modo oppure in un altro, attribuendo a questa famiglia determinate caratteristiche di riuscita educativa rispetto ad altre.

Ma si sa, anche questo è spettacolo che poi passa, eppure qualcosa di eterno ci possiamo tenere, oltre alla vittoria, ed è anche quell’abbraccio così immortalato tra padre e figlio.
Scegliamo quello, solo per esigenza di fare una scelta di approfondimento, non perché quello alla madre emerga meno significativo.
In questo sguardo alla tribuna ritorna un concetto molto caro alla psicoterapia della Gestalt, ed è il concetto di intercorporeità.
Ascoltiamone una luminosa definizione proprio dalle parole dello psicoterapeuta Giovanni Salonia: “Si può affermare, a questo punto, che i pensieri su se stessi e quelli relazionali emergono nell’intercorporeità, ovvero dal corpo in interazione con altri corpi. È vero – come viene sostenuto – che, a loro volta, anche i pensieri provocano modifiche corporee, dando vita ad una circolarità corpo-pensiero-corpo, ma sempre più le neuroscienze sembrano confermare che il punto di partenza di questa circolarità rimane il corpo o, aggiungo, la relazione tra i corpi.
E dunque il nostro corpo è influenzato anche da altri corpi, non solo dai nostri pensieri?
Come i corpi influenzano altri corpi quando sono vicini o più distanti?
Che cosa ci dice della relazione che intercorre quel veder vibrare, rilassarsi o irrigidirsi un corpo che avverte la presenza di un altro corpo vicino a sè?

Se questo sappiamo che accade in qualunque dimensione ci troviamo, da un luogo pubblico ad un ufficio o una riunione tra amici, è ancor più vero per le relazioni familiari.
Sempre Salonia nel suo splendido testo “Danza delle sedie e danza dei pronomi” afferma: “È proprio l’essere-corpo-tra-corpi e l’esserlo-in-modo-intimoe-quotidiano il proprium della vita e dei legami familiari. L’‘intercorporeità familiare’ è quello sfondo di sensazioni prodotte dallo stare insieme dei corpi: corpi che si toccano, si baciano, si guardano, si scrutano, si parlano, si avvicinano, si respingono, si odorano, si abbracciano, si mordono e, a volte, si scontrano…
Quindi esiste soprattutto questa comunicazione non verbale che abbiamo visto nell’abbraccio, definirei dolcemente abbandonato, di Jannik tra le braccia del padre.
Il campione di poco prima, adulto e inesorabile, tenace e a tratti gelido nella tensione per raggiungere la vittoria, ci è apparso come catapultato, attratto da una forza inesorabile tra le braccia dei suoi genitori, qui di suo padre. Attratto da una relazione che spingeva, ed era spinta certamente da una gratitudine immensa, ma soprattutto da una fiducia in lui che Jannik ripone, un sentirlo suo riferimento e suo sostegno.
Di colpo ci è apparso un bambino, per un attimo, con gli occhi chiusi e un sorriso intimo come rivolto a se stesso, tipico di colui che si gode il momento e c’è tutto interamente in quel contatto, in pienezza di sé, con corpo-mente-cuore. Un braccio avvolto attorno al corpo del padre e uno abbandonato sul fianco, come chi davvero si sia addormentato fiducioso e l’arto gli ricada senza controllo, molle nel riposo. Un gesto antico e primordiale, che chi ama la statuaria d’autore nei secoli ha potuto vedere in complessi di figure avvinghiate e ritratte per sempre nel marmo.
Un riposo sul petto accogliente del padre che lo ricambia, a volto frontale, avvolgendolo bene tra le braccia ma non troppo forte.
Forse perché tra le braccia ha suo figlio, ma anche un nuovo immenso campione?
Forse perché non si può trattenere l’irruenza di quel giovane uomo così determinato e fiero?
Per fortuna non lo sapremo mai, perché è giusto che tutto questo rimanga il segreto di una relazione intima e profonda come la loro. In ogni caso però una pagina di storia nuova a Wimbledon, certo tra dresscode ingessati, posture d’occasione e corpi impostati di tanti spettatori importanti, Jannik e suo padre ce l’ hanno regalata; una icona viva, che insegna a tutti noi quanto valga la gioia di un abbraccio, oltre i pensieri, oltre le parole, oltre anche i sentimenti esplicitati: solo corpo, pelle, sensazione, dolce potenza ed emozione pura, quella che serve per sentirsi vivi e poter dare vita ad altri.
Così anche noi, che li abbiamo osservati e poi forse visti e rivisti su social e media, possiamo ancora ringraziare che ci sia qualcuno che fa parlare il proprio corpo fino a quel punto, e non solo per raggiungere le vette della performance sportiva.
Perché ad ognuno venga la voglia di sperimentarsi così, capace di abbracci veri e di sapienza esplorata nel proprio corpo, che parla una lingua oltre le parole.
Grazie Jannik, maestro di abbracci nel cuore di Wimbledon!

Chiara Gatti Counsellor
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