Abbiamo visto nella recensione precedente del film “Perfect Days” il tipo di vita che conduce il protagonista Hirayama… e come dal suo stile apparentemente ripetitivo e banale possano emergere grandi spunti di riflessione sulla qualità della nostra stessa vita, che spesso può darci l’impressione di disperdere energie in tante direzioni diverse, senza trovare un vero senso esistenziale.
Che cos’è l’Ikigai?
Per ritrovarlo la cultura giapponese si ispira all’ikigai, antico concetto ispirato alla filosofia zen, che rappresenta una vera e propria filosofia di vita, che può tradursi anche in pratica molto concreta, capace di ispirare lavoro e riposo, in maniera distesa e ponderata.
La stessa etimologia della parola giapponese “ikigai” accosta due termini che significano rispettivamente “vita/vivere” e “valore/scopo”, da qui il significato di “senso del vivere”.
L’ikigai è un concetto che ha profonde radici nella storia del pensiero giapponese a partire dal Periodo Heian (794-1185) dove si collegava soprattutto a ideali come il mono no aware (l’emozione per la fugacità delle cose) e il wabi-sabi (la bellezza dell’imperfezione).
Quindi era ancora legato a piccole gioie quotidiane e poco aveva a che fare con il successo personale ed il sentirsi sempre al top del proprio status sociale.
Col passare del tempo da questo concetto di armonia in ogni ambito si passò al consolidamento sociale di ogni ruolo, in modo che ognuno potesse godere della capacità nel proprio mestiere, qualunque esso fosse.
Da qui si passa al più recente ideale legato alla Modernizzazione, dove l’ikigai si legava all’idea di carriera nel mondo sempre più industrializzato.
Okinawa e il modello di vita Ikigai
Bisogna però ricordare che ad oggi, grazie soprattutto al contributo della longeva popolazione delle isole di Okinawa che già negli anni ‘60-’80 ne fece il proprio modello di vita, questo stile di vita divenne famoso.
Legato al rallentare i loro ritmi e al godere di ogni piccolo concreto gesto quotidiano svolto, dal preparare il cibo o al vivere il rito del tè con gli amici, o al concentrarsi sulla passeggiata quotidiana per meditare e contemplare la natura circostante, oppure curare le relazioni personali…
I 5 pilastri dell’Ikigai
Ma di cosa si tratta in concreto? Sono stati indicati cinque punti fondamentali per esemplificarlo, spesso tradotti anche in diagrammi.
Primo pilastro: cominciare in piccolo;
Secondo pilastro: dimenticarsi di sé;
Terzo pilastro: armonia e sostenibilità;
Quarto pilastro: la gioia per le piccole cose;
Quinto pilastro: stare nel qui e ora.
E fin qui vediamo un perfetto, splendido collage per essere felici che ci propone la antichissima e raffinata cultura giapponese, eppure chiediamoci cosa manchi alla nostra tradizione occidentale cristiana, e anche umanistica classica, di questo armonico connubio di principi per vivere un senso della vita profondo ed equilibrato.
A mio avviso proprio nulla, solo che ce ne siamo dimenticati… e ora, invece, guardiamo a questi principi zen molto saggi e rispettabili, come quei bambini che nei vecchi film stavano col naso appiccicato alle vetrine delle pasticcerie contemplando cumuli di pasticcini e dolciumi in vetrina, sperando di riuscire a mangiarne qualcuno prima o poi.
Ikigai e cultura occidentale: davvero così lontani?
Dobbiamo solo richiamare alla memoria alcuni riferimenti, non per competizione con l’oriente, ma come riscoperta serena delle nostre origini, dalla tradizione classica, che si trasformerà poi in quella rinascimentale e illuminista, a quella cristiana, dalle origini in poi.
Seneca, Benedetto, Voltaire: assonanze con l’Ikigai in Occidente
Ad esempio il filosofo stoico Seneca, nella Roma del I sec. d. C. scriveva al suo amico Lucilio : “Devi cambiare d’animo, non di cielo”, come a dire che non è quello che fai o dove lo fai che ti farà essere felice, ma è come lo fai…
Con un grande balzo, San Benedetto, il fondatore del monachesimo occidentale, sei secoli dopo darà ai suoi monaci una semplice regola binaria per rendere equilibrata la loro esistenza: “ora et labora”, cioè “prega e lavora”, riecheggiando il libro del Qoèlet nella Bibbia che invitava il lettore a vivere nel tempo giusto, essendoci tutti in ogni cosa “C’è un tempo per ogni cosa” (Qo 3,1–11). Quando si lavora, si lavora al meglio, quando si prega si prega al meglio…
L’Ikigai non invitava al qui e ora?
In pratica, quindi, l’ikigai non è solo un’idea astratta, ma può essere visto come un metodo o una filosofia di vita, che invita a riflettere su cosa ci appassiona, sulla cosa nella quale siamo bravi, sul cosa serve al mondo e per cosa possiamo essere pagati.
L’incrocio di queste quattro aree porta a scoprire il proprio ikigai, ovvero il proprio scopo di vita.
E anche nel Settecento, il grande figlio dell’illuminismo, il filosofo Voltaire, come concludeva la sua grande opera pedagogica “Candido”?
Dava questo consiglio, divenuto poi quasi proverbiale: “Curate il vostro giardino”, cioè prendetevi cura del mondo attorno a voi e rendetelo migliore, piuttosto che sprofondare in grandi utopie, che poi non avranno realizzazione alcuna.
Borges e “I giusti”: l’Ikigai nella poesia
E infine due voci molto distanti, ma molto vicine nel loro accostarsi come invito accorato: Papa Giovanni Paolo II e il grande poeta Jorge Louis Borges.
Il primo, per così dire “l’inventore” delle folle oceaniche radunate nelle Giornate Mondiali dei Giovani, nel 1971, li invitava così: «Non “lasciatevi vivere”, ma prendete nelle vostre mani la vostra vita e vogliate decidere di farne un autentico e personale capolavoro!», puntando alla meraviglia e alla contemplazione di ogni piccolo gesto di bene, come unico e irripetibile. Così pure Borges riprendeva Voltaire e scriveva una poesia veramente toccante, dal titolo “I giusti”, che riportiamo qui interamente e accostiamo con delicatezza all’ikigai:
“Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire. / Chi è contento che sulla terra esista la musica. / Chi scopre con piacere una etimologia. / Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi. / Il ceramista che intuisce un colore e una forma. / Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace. / Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto. / Chi accarezza un animale addormentato. / Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto. / Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson. / Chi preferisce che abbiano ragione gli altri. / Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.” Il secondo pilastro dell’Ikigai diceva: dimenticarsi di sé…
Vivere con pienezza: tra oriente e occidente
Tutte queste citazioni tra tante altre possibili e infine, senza bisogno di essere credenti, non possiamo tralasciare che esistono anche quattro libri chiamati Vangeli, voluti per narrare della persona di Gesù di Nazareth, il quale in ogni momento della sua esistenza è vissuto per salvare il mondo da “giusto” in massima pienezza!
