La parte per il tutto

27 Febbraio 2026by Chiara Gatti
L’uscita del Cardinale e la consegna dell’opera

Il Cardinal Cornaro, con tutta la sua corte, era appena uscito dalla Chiesa. Gli avevo ufficialmente consegnato la sua santa, la mia Teresa accasciata in deliquio.

L’aveva apprezzata molto, ero riuscito a rendere lo spettacolo dell’estasi che mi aveva commissionato, lo avevo visto guardarlo ammirato di fronte, nel boccascena della Cappella, punto di vista privilegiato per guardare la mia creatura. Lo avevo visto sorridere compiaciuto, rallegrarsene con la corte posticcia dei suoi lacchè, anche con gli stessi parenti defunti che aveva voluto imprigionare nel marmo seduti nei palchetti teatrali a fianco dell’evento… pubblico!

Il Cardinale aveva voluto un pubblico per questa scena intima della santa ormai tanto famosa, aveva voluto un teatro e io, disegnatore esperto di scene di spettacolo, ero stato l’artista giusto per lui.

Lo scandalo dell’intimità resa pubblica

Ma mi aveva spiazzato, direi quasi violato: come era possibile chiedere a me, il grande Lorenzo Bernini, noto per aver dato vita a scene scultoree tra le più apprezzate in Roma, di rendere pubblico un avvenimento tanto intimo da diventare quasi imbarazzante?

A giudicare dal suo sguardo, però, c’ero riuscito, eppure solo ora, in quella chiesa, accasciato su un banco dove spesso per cinque anni avevo appoggiato i miei scalpelli, potevo ritornare a come era nata quell’opera in me.

L’incontro con Teresa

Strano parlarne così: la “mia” Teresa, sì, perché per me quello con Teresa d’Avila era stato un incontro vero, anche se era vissuta un secolo prima e già, nell’Anno Domini MDCXXII, era stata proclamata Santa: una santa spagnola famosa per le sue malattie devastanti, la sua attività febbrile di fondatrice e soprattutto per le sue estasi, incontri fugaci con Dio di cui aveva scritto tanto per esaltare la fede di molti.

Avevo seguito anch’io gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio per accrescere la mia fede, avevo letto tutti gli scritti di questa santa, ma soprattutto l’avevo ascoltata dentro di me.

Il problema dell’estasi

Dovevo rendere pubblica la sua estasi, il momento più intimo dove l’anima aveva trovato piacere in Dio al punto da marcarle il corpo in un deliquio inequivocabile, troppo sensuale quasi per essere raffigurato in una chiesa. Dovevo capire come rispettarla fino in fondo…

Ma come potevo io, maschio, lontano da lei oltre un secolo e sicuramente non avvezzo alle sue stesse esperienze spirituali, ritrarla nel modo più vero e soprattutto “teatrale”, come aveva detto il Cardinale nel nostro primo incontro?

Arte, gesuiti e teatro della fede

Per i gesuiti, era vero, l’arte doveva essere di insegnamento per i fedeli, come a dire che tutte le arti dovevano convergere in quell’unico punto in cui si riusciva a mostrare il Principio teologico e, attraverso quella visione, suscitare l’emozione del credere, raffinare i sensi per elevarli a Dio con tutte le tecniche.

Ma io ero uno scultore, e dalla mia avevo solo il marmo e la luce.

Le notti insonni e il testo dell’estasi

Così nelle mie notti insonni, dove ormai dialogavo unicamente con Teresa e la interrogavo febbrilmente, rileggevo quel passo in cui lei stessa descriveva l’evento dove l’angelo le aveva trafitto il cuore, e desideravo dormire da solo perché ogni altra figura umana al mio fianco mi avrebbe profondamente disturbato.

Tenevo la sua autobiografia sul comodino e leggevo febbrilmente le sue parole, lontane e insieme sensuali: « Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l’angelo estrasse la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio.»

Il panneggio e la luce

Tanto feci che in quelle notti trovai due soluzioni per intuire che cosa mai fosse un’estasi: mi resi conto che, da scultore, avevo bisogno di un particolare preciso come protagonista e della luce come attore secondario, ma fondamentale…

Il panneggio fu il mio protagonista e la luce coprotagonista, insieme per creare una pittura, prima che una scultura.

La candela e la notte mistica

Così avrei accontentato il Cardinale: solo una scultura intesa come pittura avrebbe reso il mio teatro discreto e avrebbe protetto Teresa nel suo momento di amore totale per Dio.

Di botto iniziai a trascorrere le notti nella mia stanza non più al buio totale, ma con la luce di una candela accesa: per capire lei, la santa che aveva vissuto tanta oscurità, tanta “notte oscura” che aveva condiviso con il “padre della sua anima”, come lo chiamava lei, Giovanni della croce, il teorico un Dio che a volte si fa buio pesto, ma che continua lo stesso a chiedere fede.

Essere teorico della luce

Mi interrogavo, camminando come un pazzo nella mia stanza in questo buio di candela: si può essere teorici di una notte mistica?

Non so, io però dovrò essere il teorico della luce di quella notte: l’estasi di Teresa era questo, la luce in quella notte terribile che l’aveva avvolta per anni.

Dialogo con Teresa

Le parlavo, in un delirio strano: “Vero Teresa, vero che è così e che ti ho capito? In quella luce, in quell’attimo in cui l’angelo ti ha soccorso dandoti il Bacio di Dio, in quella trafittura tu hai scoperto il piacere di sentirti consolata da un raggio dopo tanto buio…”

Il tutto e il riposo

Mi scoppia il cervello in questa notte in cui stai nascendo in me. La candela si sta spegnendo: “la parte per il tutto” non esaurisce tutto ciò che sento in questo momento!

Avverto profondamente che il Tutto armonizza l’insieme delle parti, le supera inspiegabilmente e infine le fa riposare. Perché il tutto è più della somma delle parti.

Si è spenta la candela, mi placo, Teresa, mi godo il tuo Riposo, il tuo Dio Tutto che, per un attimo, ho sentito anch’io nel mio corpo!

Chiara Gatti Counsellor
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