Il potere dell’Autoironia

13 Giugno 2025by Chiara Gatti0

Se pensiamo alle nostre relazioni quotidiane e, quando comunichiamo, alla frequente possibilità di non essere capiti o a nostra volta di non capire, ci accorgiamo che spesso entra in gioco l’immagine che abbiamo di noi stessi, la quale necessariamente influenza il nostro stesso modo di esprimerci, sia a livello verbale che non verbale. Autoironia e leggerezza possono essere due variabili, che spesso vanno a braccetto, particolarmente indicative del modo in cui affrontiamo la vita, le difficoltà e noi stessi.
Se l’autoironia è, infatti, quella capacità di non prenderci troppo sul serio, per acquisire una distanza emotiva non solo da come ci vediamo, ma soprattutto dalla realtà attorno a noi, la leggerezza è quella disposizione d’animo che le fa da base e le permette di esistere.

Togliendo peso al giudizio o pregiudizio su persone ed eventi, questa modalità rende il nostro modo di relazionarci spesso più fluido e molto più attraente anche per gli altri.
È infatti proprio da questa capacità di distacco interiore dalle cose, dal vedere ovunque una problematicità o un dramma, che nasce la possibilità di relativizzare le cose che ci capitano, senza per questo dover essere superficiali o privi di interiorità e capacità di riflessione.
Spesso infatti le persone autoironiche, con una sola battuta, sono capaci di sdrammatizzare una conversazione che prende una brutta piega o che sia bloccata in reciproche posizioni fisse, e possono allentare il clima relazionale, ridando un accento di positività senza irrigidimenti.
Si aprono così sentieri nuovi, che facilitano accoglienze reciproche e regalano comprensioni impensate.
Se infatti l’ironia è un modo sottile e intelligente di comunicare, basato sulla distanza tra ciò che si dice e ciò che si intende, che porta a ridicolizzare cose o persone o sottolineare l’assurdità di una situazione, questo può risultare squalificante per qualcuno e suscitare irritazione o risentimento.
Tale rischio è molto meno presente nell’autoironia, che rivolge le sue frecce sulla persona stessa che comunica, mettendo in questo modo a proprio agio l’interlocutore che può sentirsi sollevato e avvertire un clima comune meno teso, regalando un sorriso nascosto tra le pieghe ed una risata strappata che riduce lo stress e la tensione generale.

La leggerezza, strettamente legata all’autoironia, è uno strumento di resilienza emotiva: aiuta a non cristallizzarsi nei propri difetti o fallimenti, ma a vederli come parte naturale dell’esperienza umana, aiutando ad uscire spesso da quel narcisismo latente che porta a ritenere ognuno di noi come centro dell’universo.
Paradossalmente, dandoci meno importanza, potremo imparare a dare anche meno importanza a quello che ci pesa e rappresenta per noi un opprimente compagno quotidiano, di qualsiasi natura esso sia.
Se questo atteggiamento autoironico può dunque essere tanto utile per alleggerire e migliorare le nostre relazioni paritarie ( tra partner, fratelli, amici, colleghi di lavoro…), può diventare addirittura uno strumento geniale di facilitazione comunicativa in quelle non paritarie (genitori-figli, insegnanti-studenti, superiori-sottoposti…).
Ad esempio nella relazione educativa è infatti piacevolmente spiazzante per chi è nella posizione “down”, vedere la capacità di chi si prende cura (padre, madre, insegnante, educatore…) nel prendersi benevolmente in giro.
Questa modalità, se fatta nel modo corretto di non essere pesantemente squalificante o autodistruttiva, può accorciare le distanze tra le parti, rendendo più facile la comunicazione, senza far perdere la chiarezza delle rispettive posizioni reciproche del rimanere “chi si è”.

Infine può anche mostrare, nel caso ad esempio degli adolescente o preadolescenti, una modalità, molto difficile da apprendere a quell’età, nel relativizzare i drammi che provengono dal non apprezzare a pieno la propria immagine o il proprio aspetto fisico o caratteriale.

Il tutto così può sfociare in una comune risata che rinsaldi la relazione stessa.

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Chiara Gatti Counsellor
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