“Un Idol per amico…”

12 Agosto 2025by Chiara Gatti0
Il mondo costruito degli idol Keipop

Come abbiamo visto nel precedente articolo uscito sul blog il 10 agosto, i personaggi degli idol K-pop vengono ampiamente costruiti.
Ora, capito un po’ più da vicino quale sia il loro mondo, ci interessa soprattutto immaginare come li vivono i nostri ragazzi, preadolescenti o adolescenti, che li “frequentano” nel loro immaginario anche, spesso, come protagonisti di manga, anime o K-drama (tipologie di serie tv che parlano di K-pop).
Per questo proviamo a leggere il loro incontro, che avviene in vari luoghi reali o virtuali (concerti, fan meeting, videocall,…) con uno sguardo che, in qualche modo, si ispiri alla Psicologia della Gestalt.

Il ciclo di contatto nella Gestalt Therapy

Secondo il modello teorico della Gestalt Therapy, si cresce attraverso continue esperienze, quando l’Organismo (la persona) e l’Ambiente si incontrano, ammettendo in questa accezione che l’Ambiente sia anche l’altro con cui si entra in relazione.
Questo incontro segue le fasi di quello che in Gestalt Therapy viene definito “ciclo di contatto”, tenendo conto dell’eccitazione del soggetto (la spinta verso l’esperienza) che giunge al confine di contatto.
In quel punto si esprime il culmine dell’energia che porterà appunto al contatto pieno.

Il contatto avviene poi attraverso quattro fasi: pre-contatto, contatto pieno, contatto finale e post-contatto.

La fase di pre-contatto

Partiamo dunque dalla prima fase del ciclo definita appunto di “pre-contatto”, dove l’Organismo percepisce lo stimolo e il bisogno (che può essere interno od esterno), cominciando ad orientare la propria energia nella direzione verso cui vuole muoversi.

Il contatto pieno

A seguire troviamo la fase del “contatto pieno”, dove avviene l’interazione e si realizzano le rispettive intenzionalità.
Con l’eccitazione (intesa sempre come tensione che spinge al contatto), in questa fase, il corpo manipola positivamente l’Ambiente per la soddisfazione del bisogno.

Il contatto finale

Avviene poi la fase del “contatto finale”, dove l’io e il tu sono consapevolmente presenti, creano una nuova gestalt che fa figura rispetto alla sfondo e vivono insieme un momento del “dell’Io-Tu”, il quale genera una rispettiva soddisfazione, se il contatto è avvenuto in maniera sana.

Il post-contatto

A questo punto è necessario inizi la fase conclusiva definita del “post-contatto”, dove l’Organismo si ritira dal confine, ha assimilato l’esperienza come piena e nutriente, ritrova lo spazio della propria solitudine e creatività in attesa di prepararsi ad un nuovo contatto, avendo completato con successo le tre fasi di novità-eccitazione-crescita.

Quando il bisogno è indotto e il modello è preconfezionato

Tutto questo porta a creare una serie illimitata di esperienze che generano una crescita sana, che parte da bisogni spontanei e si delinea in esperienze cosiddette nutrienti attraverso le quali la persona comprende le proprie inclinazioni e intraprende i propri percorsi di crescita e di sviluppo.
Ma che succede quando il bisogno viene indotto e il modello da raggiungere viene dato come preconfezionato?
Quale spazio perché l’Organismo, continuiamo a chiamarlo così, si muova liberamente per “manipolare” l’ambiente, cioè conoscerlo in maniera spontanea facendo anche errori spesso utili proprio alla comprensione del mondo circostante?

Nel mondo degli Idol tutto è deciso a tavolino, perfino di che colore saranno i capelli e che taglio avranno… e non in base al gusto personale.

Il contatto nella community virtuale

Se poi, parlando di community virtuale, proviamo a considerare come episodio di incontro e contatto quello che si crea tra gli idol e i propri fan, diventa forse difficile cogliere come un’esperienza possa veramente definirsi nutriente, data la natura effimera del contatto e l’impossibilità di creare una vera autenticità dell’esserci al confine di contatto.
Se questo risulta molto difficile da leggere relativamente a figure lontane come gli idol, molto distanti non solo geograficamente dalla nostra comprensione, è più facile vederne gli effetti sui ragazzi e sulle ragazze, che già dai dieci o undici anni si sentono profondamente legati a questi personaggi, considerati quasi o dei fratelli maggiori o in alcuni casi degli innamorati platonici.

La difficoltà di una manipolazione autentica dell’ambiente

Dopo un evento, una videocall sulle app dedicate delle community, vissute con grande attesa e intenzionalità di contatto, quale spazio rimane ai nostri ragazzi per una “manipolazione” di quell’ambiente, di quel contatto con persone tanto costruite e poco autentiche, anche quando le vedono fisicamente in un meeting predisposto per fan?

Quale interazione possibile al confine di contatto, quando lo scambio avviene spesso unilateralmente nell’esigenza dei fan di mungere quanto più informazioni e godimento possibile da qualche coreografia o immagine preconfezionata?
E infine come ne esce un fan da questo contatto, come può sentirsi, quale “soddisfazione” può emergere in lui nel ritiro dal contatto, se non un senso di incompletezza?
Sarà difficile assimilare un’esperienza così unilaterale, per trasformarla in un bagaglio realmente costruttivo per lui/lei.

La Gestalt che non si chiude e la dipendenza

Ma se manca la pienezza, si genera inevitabilmente il bisogno di un nuovo contatto che sia più nutriente del precedente, perché c’è stata un’interruzione in quel bisogno di pienezza che consente la possibilità della pausa serena, del distacco e della assimilazione di quello che si è vissuto.
E questo genera dipendenza dalla community, dal mondo degli idol stessi, dalla loro persona idolatrata che viene ricercata in modo ripetitivo e pressante, perché la gestalt che non si chiude, si ripete costantemente.
Lascio aperte molte domande…

Lavorare con gli adolescenti: ascolto e empatia

Certamente dal lavoro con gli adolescenti anche in sede di counselling, si nota spesso il loro legame con questi mondi, il loro bisogno di collegamento con queste figure, la partecipazione vissuta in modalità molto forti, anche se non sempre comprensibili per noi adulti che ci prendiamo cura di loro.

Anche in questo caso non ritengo, però, che vadano fatte anacronistiche e impossibili censure di certe tendenze e di certi legami con mondi che sembrano, a tratti, più poveri che nutrienti. 
Teniamo piuttosto sempre attivo nei confronti dei ragazzi un atteggiamento di ascolto empatico e attivo, che non sminuisca mai il loro mondo e si metta in ascolto di come queste suggestioni risveglino le loro emozioni e attivino percorsi di crescita nella concretezza della loro quotidianità.

Accompagnare alla scoperta di sé

Potranno, ci auguriamo, scoprire una loro bellezza e delle loro capacità che risultano autonome dai mondi illusori in cui spesso vanno a vivere, perché spaventati dal mondo reale che li circonda e li delude molto spesso.

 

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Chiara Gatti Counsellor
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